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blue eyes

Fabiano De Martin Topranin

Lives and works at

Born 28/02/1984

Curriculum

Fabiano de Martin Topranin Nato a Padola di Comelico BL nel 1984 Laureato in Scultura a Brunico e Selva di Val Gardena Vive e lavora a Padola di Comelico BL Born in Padola BL in 1984 Graduated in Sculpture He lives and works in Padola di Comelico De Martin Topranin compie la sua prima formazione all'interno della tradizione scultorea dell'Alto Adige. Grazie all'istintiva capacità di manipolazione delle masse plastiche, De Martin Topranin riesce a trovare una sua particolare delicatezza senza rinunciare ad una forte potenza espressiva. Ha preso parte al progetto sui giovani artisti italiani che la Galleria Biagiotti ogni anno dedica ad una diversa regione, partecipando alla collettiva dedicata alla regione Veneto 46/09, in collaborazione con GaBLs, (Giovane Artisti Bellunesi). Le figure lignee di De Martin Topranin colpiscono per la potenza espressiva, e al tempo stesso per la quieta fermezza sintetica con cui egli sa rinnovare il modello tradizionale della scultura. La modellazione plastica è lo strumento per un’indagine esistenziale dell’uomo contemporaneo e del suo spirito. Le psicologie, le solitudini, la problematicità dei rapporti interpersonali, vengono fissati, definitivamente, nelle fisionomie e nelle posture dei personaggi, attraverso uno sguardo che è assieme crudo, dolce, dolente. A partire dal 2009, questo realismo poetico si è concretizzato nella realizzazione di coppie di figure a dimensione reale. De Martin Topranin completed his artistic formation within the sculptural tradition of northern Italy. Because of his instinctive ability in the manipulation of plastic masses, De Martin Topranin is able to create delicate feeling in his work without renouncing strong expressive power. He was part of the project for young Italian artists, that the Biagiotti Gallery devotes every year to a different region in Italy, participating in the collective exhibition 46/09, in collaboration with GaBLs (Young Artists from Belluno ). The linear figures of De Martin Topranin are striking for their power to express, and at the same time for their concise immobility with which he knows how to renew the traditional model of sculpture. Plastic modeling is an instrument for the search into the existence of contemporary man and his spirit. The psychologies, the solitudes, the problems of interpersonal relationships, are fixed permanently in the appearance and postures of the characters, through a look which is altogether raw, sweet, aching. Since 2009, this poetic realism has been realised in pairs of life-size figures. Mostre principali / Main Exhibitions 2014 1,2 b+c , progetto Borca marche centro d'arte , San Benedetto del Tronto 2013 Dolomiti contemporanee/et un'oseliera et non vi è, a cura di Gianluca D'Inca Levis Castello di Andraz Belluno Pulsart/the witch hunt, a cura di Anna Z. Pezzin Schio Vicenza 2012 Dolomiti contemporanee/L'uomo non è una felce, a cura di Gianluca D'Inca Levis, Taibon agordino Belluno Return to the forest/personale di scultura, a cura di Carolina Lio,galleria Marconi Cupra marittima Ascoli 2011 Dolomiti Contemporanee/Paint one , a cura di Gianluca D'Inca Levis , Sass Muss ,Sospirolo, Belluno Vulpes Pilum Mutare a cura di Carolina Lio ,Bassano del Grappa 2010 Five Rooms, a cura di /curated by Gianluca D’Incà Levis, Vialla Miari Fulcis, Belluno 46/09 – Galleria Biagiotti Progetto Arte – Firenze – collettiva – a cura di /curated by Gianluca D'Incà Levis Round Robin 3-Girone all’Italiana, Galleria Biagiotti Arte Contemporanea, Firenze residenza presso Civitella Ranieri Foundation 2009 Blocchi – Cubo di Palazzo Crepadona – Belluno – personale/ solo show – a cura di / curated by Gianluca D'Incà Levis M-Arte – Borgo Piave – Belluno – collettiva - a cura di / curated by Gianluca D'Incà Levis Animal Mirrors – Lion Fine Art – Belluno – collettiva - a cura di / curated by Gianluca D'Incà Levis 2008 GaBLs – Palazzo Crepadona - Belluno – collettiva - a cura di / curated by Gianluca D'Incà Levis 2007 Bellamonte TN Mostra di sculture – collettiva Lorenzago BL Lorenzago aperto – collettiva Concorsi e simposi in legno / Sculpture Contest 2008 Belluno XXIII Ex tempore Internazionale di scultura su legno, vincitore / winner 2007 Belluno Ex tempore, segnalazione 2006 Belluno Ex tempore

Statement

attendono, stanno, pensano, guardano diritto, questi adolescenti sospesi. che sembrano distanti, ma sono decisi, la loro tensione è una decisione. una cosa, per certo, non fanno: non riposano. sono ben desti, gli occhi aperti e desti, e non battono ciglio. essere svegli significa essere vivi. frontali. ghiaccio vigile. si oppongono, in virtù di una postura statica. ma non sono fermi. il blocco è deliberato. è attenzione, silenzio, ascolto. non sono in quiete, questi ragazzi. c’è un tremito sepolto in loro, di ribellione, di rifiuto. non una reazione estroversa. piuttosto un’energia reattiva accumulata e concentrata, che promana dagli angoli, tagli, bustinclinati, corpintensione, dalle bocche e dagli occhi-colli-spalle-torsi, di queste creature non assimilate, non integrate, aggressivamente mute, in contrasto. un mondo, rado, popolato da giovani, ben fermi, singoli e separati, che non paiono civili. assumono questa posizione, di blocco, critica, per opporsi a ciò che vedono e respirano e attraversano e li attraversa e definisce. al grigio, all’inerzia e al confinamento contemporaneo, all’impermanenza. sfidano e rifiutano l’inciviltà dell’incivilimento, questi adolescenti scavati fuori da de martin topranin, che sono soldati, anche quando sono angeli. chiusi nelle loro divise quotidiane, che vengono dalla strada. da un mondo edificato sui precetti d’immagine e comunicazione e icona, fuggevoli, volatili. in cui si son persi i riferimenti e i rapporti diretti con l’esterno, e con l’interno, e dove essi, isolati-raggruppati, han trovato rifugio in una nuova, introversa, tribalità urbana. senza sorriso, senza parole, si oppongono, con un gesto (gesto scolpito). ma questo rifiuto, del troppo macinare l’andare e il parlare, si concentra nelle pose plastiche che sono -dolci e dure- di guerra. i ragazzi, desti e muti, non rinunciano ad essere, non cristallizzano il loro malessere in una postura definitiva e chiusa. reagiscono. dobbiamo imparare a risvegliarci e a mantenerci desti, non con aiuti meccanici ma con una infinita speranza nell’alba. nuova alba ancora livida, che ridisegnano, da sè, vestendo il proprio rifiuto d’ironia, ecco la piega beffarda d’ironia. gli adolescenti di de martin topranin, semplicemente, non vogliono più restare nello spazio in cui si sono trovati ad esistere. lo spazio della loro contemporaneità non è pulito, non è reale. la realtà non è vivida. (più dipinta che scolpita). la cultura in cui giacciono, è intrisa e satura d’artifici, velocità, distanze dal sè, processi di abbandono e allontanamento, prassi d’incoscienza. ecco il perchè di quello sguardo fermo, il blocco vitreo, l’opposizione, il rifiuto, il distacco. la natura -dell’uomo, della terra- è oramai lontana, sembra perduta. la distanza dell’uomo dalla natura, dallo spazio reale, è cresciuta. egli è isolato ormai, in una bolla sospesa, fuoriterra. i ragazzi di de martin topranin hanno deciso di tornare alla terra, al bosco. escono dalla città, che li tra-veste, ne genera l’involucro contemporaneo, ma non ha potuto ancora intaccarne l’identità profonda e lo sguardo. certo: ipod, jeans, spray. ma lo sguardo non è sperso, non vagola, ancora cercano. disorientati, ma non perduti. hanno deciso di rientrare. tornano, lenti, al bosco. back to the forest. ritrovare un alveo primigenio, più pulito, forte, fresco, reale, integrale. il loro abito è quello della città, che esce dalla strada, dai muri, dai comics. street-art e marvel, hanno nutrito questi ragazzi, la loro estetica, il loro costume. ma nutrito quanto? ora essi tornano, a riconquistare lo spazio della terra, del bosco, a cercare la disintossicazione, la riappropriazione, la respirazione. attraverso il silenzio, attraverso il lavoro, il lavoro con l’ascia, semplice lavoro diritto di scure nel bosco e sulla terra. qui c’è il vento tra le fronde, e ci sono gli odori. non ancora gli uccelli, nè i suoni gentili, nessuna agevole gioia silvestre. uno spazio attivo di decontaminazione, prova, ricerca, speranza, combattimento. tornare non è facile, il vuoto va ricolmato, ricominciare ad ascoltare. ancora nella solitudine, ma disposti all’ascolto, alla caccia di sensi, reazioni. gli occhi aperti, il primo segno. il risveglio dei sensi. sentirsi dentro, dentro a qualcosa, che fluisce e muove. non più fuori, isolati. i moti nuovi. they wait, they stay, they think, they look ahead, these teens suspended. that seem remote, but are determined, their tension is a decision. to not do one thing is certain: do not rest. they are wide awake, eyes open and alert, and not batting an eye. to be awake means to be alive. up front. icily alert. opposing, by virtue of a static posture. but they are not stationary. the block is resolved. it is attent, silent, listening. they are not at rest, these guys. there is a tremor buried in them, rebellion, rejection. not an extrovert reaction. rather a reactive energy accumulated and concentrated, emanating from the corners, cuts, busts inclined, bodies taught, mouths and eyes from the hills behind torsos, these young creatures, unassimilated, non-integrated, aggressively mute, in contrast. a world populated by the young, still wet, that does not seem to civilise.assuming this position, locking, criticising, opposing what they see and breathing through and through and this defines them. to gray, contemporary inertia, impermanence. challenge and refuse the incivility of civilization, dug out from these teens de martin topranin, who are soldiers, even when they are angels. closed in their uniforms daily, coming from the street, by the company. a world built on the precepts of image and communication icons, fleeting, volatile. in which the references are lost and direct relations with the outside and the inside, and where the boy found refuge in a new, introvert, urban tribalism. no smile, no words, they oppose, with a gesture (gesture carved). the banality of being hostile, to sacrifice, futility. but this rejection, the grind too and intention to speak, crystallizes in plastic poses of war that are sweet and hard. boys awake and silent, do not give to be, do not crystallize their discomfort in a final posture. reacting. we must learn to reawaken and keep ourselves awake, not by mechanical aids, but with infinite hope in the dawn. a new dawn still livid that redesigns, by itself, wearing its refusal of irony, mocking irony here is the fold. teens de martin topranin simply no longer want to remain in space where they are to be found. the space of modernity, it is not clean, not real. a painting that is more sculpted. reality is not vivid. the culture they are immersed in, it is imbued and saturated with artifice, speed, distancing from itself, the abandonment and removal of processes, practices of unconsciousness. here it is because of the steady gaze of the glassy block, the opposition, rejection. nature, man, the earth, it is now far, it seems lost. the separation of man from nature, from real space, has grown. He is now isolated in a bubble suspended above the ground. the boys of de martin topranin, have decided to return to the earth, the woods. come from the cities, that dresses them, it generates the contemporary housing, but has not affected the identity and look. certainty: ipod, jeans, hairspray. but do not look and be bewildered, it wanders not, try again. disoriented, not lost, they have decided to return. return to the woods. back to the forest. want to find a primeval river bed , as clean and strong and fresh and real. their gown is one of the city, which comes from the street by walls, from the comics. street art, and marvel, have fed these boys, their aesthetics, their costume. but fed what? now they come back, to regain the space of the earth, the woods, to seek detoxification, reclaiming, through silence, through work, and working with the axe, a simple job right in the woods and on earth. here’ is the wind in the leaves, and there are the smells. eyes open, the first sign. the awakening of the senses. feeling inside, inside of something. outside, not isolated. the new motions, and odors. gianluca d’incà levis - 07/2012

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